La settimana 10-17 agosto 2026 mostra un messaggio netto: gli agenti AI non falliscono per mancanza di entusiasmo, ma perché molte aziende li stanno inserendo troppo in fretta in processi, dati e infrastrutture non pronti. Le priorità diventano selezione dei casi d’uso, controllo dei costi, qualità dei dati e governance operativa, altrimenti l’automazione moltiplica debito, rischio e spesa [1][2][3][4][5].
Perché gli agenti AI stanno creando più problemi del previsto?
Il punto comune delle fonti è che l’adozione sta accelerando, ma l’architettura di supporto non tiene il passo. CIO.com descrive aziende che spingono su generative e agentic AI per automatizzare processi, ma incontrano ostacoli già noti nell’era RPA: scegliere il processo giusto, governarlo, alimentarlo con input corretti e gestire gli effetti organizzativi [1].
Il problema non è quindi l’idea di automazione, ma la tendenza a trattare gli agenti come scorciatoia universale. Quando il processo non è ottimizzato, quando non esiste documentazione chiara o quando nessuno si assume la manutenzione, l’agente aggiunge complessità invece di rimuoverla [1][3].
Questa lettura è rafforzata dall’analisi sugli errori di deployment: usare agenti dove basterebbe automazione deterministica significa introdurre costo, latenza e variabilità in flussi che funzionavano già bene [3]. Per un CIO, la domanda non è se l’agente possa agire, ma se il caso d’uso richieda davvero giudizio autonomo.
Quanto costa davvero adottare agenti AI?
Le fonti indicano che il costo non è solo licenza o inferenza, ma un insieme di spesa operativa, debito e inefficienza. Nell’articolo sull’economia delle AI factory, NVIDIA viene citata con una formula semplice: “Compute is revenue” [2]. Il significato per il management è che la capacità di calcolo non va più letta come centro di costo, ma come leva di ricavo.
Questa svolta cambia le metriche da monitorare. Non basta guardare al throughput: servono tokens per watt, costo per token, time to first token, mean time between interruptions e useful life della piattaforma [2]. Sono indicatori che parlano direttamente a chi deve decidere budget e priorità, perché collegano prestazioni tecniche e margine economico.
La parte meno visibile del costo emerge però quando il deployment è affrettato. L’articolo sul debito degli agenti avverte che la velocità di rilascio può accumulare “AI governance debt”, cioè costi futuri legati a controlli mancanti, processi deboli e responsabilità poco chiare [4]. In altre parole, il prezzo vero include anche il costo di correggere ciò che non è stato governato all’inizio.
Quali errori stanno facendo i CIO quando passano agli agenti?
Il primo errore è partire dal tool invece che dal valore di business. Le fonti insistono sul fatto che un’organizzazione dovrebbe valutare il beneficio atteso prima di investire nello sviluppo di un agente [3]. Se il caso d’uso non richiede giudizio, l’agente è spesso la scelta sbagliata.
Il secondo errore è costruire senza sicurezza e osservabilità fin dall’inizio. L’articolo sugli errori di deployment sottolinea che il modello di sicurezza va definito prima del proof of concept e che servono criteri di rilascio non negoziabili per compliance, security e requisiti operativi [3]. Questo è un punto di governo, non di sola ingegneria.
Il terzo errore è scalare senza pratiche di AgentOps. Quando si passa da pochi agenti a centinaia, servono incident management, modelops e feedback degli utenti finali [3]. Senza questi elementi, il portafoglio di agenti diventa difficile da controllare e ancora più difficile da difendere in audit o in caso di incidente.
Perché i dati sono diventati il vero collo di bottiglia?
Le fonti convergono su un punto: gli agenti non possono funzionare bene se i sistemi dati sono stati progettati per gli esseri umani e non per software autonomi. L’articolo sull’infrastruttura dei silos dati parla di una “great AI re-architecture” e riporta che, tra 1.500 enterprise architect e cloud infrastructure lead, il 95% ha ritardato o cancellato progetti AI nell’ultimo anno per problemi di governance, compliance o regolazione [5].
Il dato più rilevante per i decision maker è che il problema non riguarda solo l’accesso, ma anche il contesto. Più della metà dei 300 dirigenti IT, product, data e AI citati da Google/MIT ha dichiarato di aver sospeso o rinviato il deployment di agenti per risolvere questioni di silos o mancanza di contesto [5]. Senza dati multimodali, context-aware e immediatamente disponibili, l’agente non prende decisioni affidabili [5].
Questo spiega perché molte iniziative si fermano prima della scala. Se i dati restano frammentati, la latenza cresce e il sistema non riesce a prendere decisioni “high velocity” [5]. Per un board, la conseguenza è chiara: l’AI agentica non è solo un progetto applicativo, ma un test di maturità dell’intera data architecture.
Che cosa cambia rispetto alla stagione della RPA?
La differenza principale è che gli agenti AI promettono più autonomia, ma ereditano gli stessi errori della RPA quando vengono adottati senza disciplina. Stephanie Bova di Novo Nordisk, citata da CIO.com, ricorda che non basta poter automatizzare qualcosa per doverlo fare [1]. La logica resta valida: prima si ottimizza il processo, poi si automatizza.
La RPA aveva già mostrato il rischio di democratizzare troppo rapidamente l’automazione, lasciando che chiunque chiedesse un bot senza una strategia di standardizzazione [1]. Oggi il rischio si ripresenta con gli agenti, ma con impatti più ampi perché i sistemi autonomi possono agire, combinare strumenti e propagare errori a velocità macchina [4].
La lezione per chi governa il budget è che l’automazione non va misurata sul numero di agenti distribuiti, ma sulla qualità del controllo. Novo Nordisk, sempre secondo la fonte, vuole agenti “standardizzati e monitorati, controllati e auditabili” [1]. È un criterio utile anche per altre aziende: meno entusiasmo distribuito, più disciplina operativa.
Come devono essere ripensate infrastruttura e CPU per l’AI agentica?
L’articolo sull’economia delle AI factory mostra che l’architettura cambia quando i carichi diventano agentici. I workload agentici lavorano in loop: il modello ragiona sulla GPU, la CPU esegue chiamate a strumenti come compilazione o retrieval, poi il risultato torna alla GPU per un nuovo ciclo [2]. Questo significa che la CPU non è più solo un supporto generico, ma un elemento che influenza direttamente la qualità del servizio.
La conseguenza pratica è che contano sempre di più prestazioni per core e latenza della memoria [2]. Per i responsabili infrastrutturali, questo sposta l’attenzione da una logica basata solo sul parallelismo a una logica che deve sostenere sequenze di azioni dipendenti l’una dall’altra.
Anche rete e storage diventano parte del problema di business. Se il network non mantiene produttivi gli acceleratori, il compute resta inutilizzato e il ritorno economico si riduce [2]. In altre parole, l’AI agentica non si compra a pezzi: richiede coerenza tra calcolo, dati e trasporto.
| Approccio | Quando funziona | Rischio principale | Indicazione per il CIO |
|---|---|---|---|
| Automazione deterministica | Processi stabili, input noti, output prevedibili | Rigidità, ma bassa variabilità | Preferirla quando il processo “deve solo funzionare” [3] |
| Agenti AI | Task con giudizio, contesto variabile e uso di strumenti | Costo, latenza, variabilità, governance debt | Usarli solo con sicurezza, osservabilità e criteri di rilascio [3][4] |
| RPA classica | Flussi ripetitivi e ben definiti | Scarsa adattabilità ai cambi di processo | Resta utile come riferimento metodologico per non automatizzare male [1] |
Qual è la lezione operativa per budget e priorità?
La lezione della settimana è che l’adozione degli agenti AI va trattata come un programma di trasformazione controllata, non come una corsa al rilascio. Le fonti indicano tre priorità: scegliere solo i processi giusti, preparare dati e infrastruttura, e definire governance prima della scala [1][3][4][5].
Per chi decide budget, questo significa finanziare meno esperimenti isolati e più capacità di controllo: osservabilità, data foundation, criteri di compliance, metriche economiche e pratiche di AgentOps. Senza questi elementi, l’azienda rischia di spendere di più per ottenere meno affidabilità [2][3][4][5].
Il messaggio finale è semplice: gli agenti AI non sono il problema; lo diventa l’assenza di un sistema che li renda misurabili, governabili e coerenti con il processo aziendale. La differenza tra successo e accumulo di debito sta tutta lì.
FAQ
Gli agenti AI vanno adottati subito in tutti i processi?
No. Le fonti indicano che gli agenti hanno senso solo quando il caso d’uso richiede giudizio, contesto e uso di strumenti. Se il processo è stabile e prevedibile, l’automazione deterministica resta spesso più economica, più semplice da governare e meno esposta a variabilità [3].
Qual è il principale rischio economico degli agenti AI?
Il rischio non è solo il costo di inferenza, ma il debito che si accumula quando si privilegia la velocità di rilascio. Governance, controlli, sicurezza e manutenzione mancanti generano costi futuri che possono erodere il ritorno dell’investimento e complicare audit e compliance [4].
Perché i dati sono così importanti per gli agenti?
Perché gli agenti hanno bisogno di dati accessibili, contestualizzati e disponibili in tempo reale. Se i sistemi sono frammentati o pensati per utenti umani, l’agente perde capacità decisionale, aumenta la latenza e fatica a scalare in modo affidabile [5].
Che cosa deve fare un CIO prima di avviare un progetto agentico?
Deve valutare il valore di business, definire il modello di sicurezza prima del proof of concept, stabilire criteri di rilascio non negoziabili e preparare pratiche di AgentOps. Senza questi passaggi, il progetto rischia di produrre complessità invece di risultati [3].
La lezione della RPA è ancora utile oggi?
Sì. La RPA ha mostrato che non tutto ciò che è automatizzabile va automatizzato e che i processi vanno prima ottimizzati. Gli agenti AI ripropongono gli stessi errori, ma con impatti potenzialmente più ampi perché agiscono in modo più autonomo [1].
Fonti
- [1] CIO.com, 4 RPA lessons that still hold true in the AI boom
- [2] CIO.com, 5 critical questions that define AI factory economics
- [3] CIO.com, 7 mistakes IT leaders make when deploying AI agents
- [4] CIO.com, AI agents are compounding a debt no one owns
- [5] CIO.com, AI agents are turning data silos into an existential infrastructure problem
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